{"id":1810,"date":"2021-01-15T18:58:43","date_gmt":"2021-01-15T17:58:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceisreggio.it\/?page_id=1810"},"modified":"2021-04-07T05:53:11","modified_gmt":"2021-04-07T03:53:11","slug":"il-presidente","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.solidarieta.re.it\/index.php\/il-presidente\/","title":{"rendered":"Il Presidente &#8211; don Giuseppe Dossetti"},"content":{"rendered":"\n<h4>Don Giuseppe Dossetti<\/h4>\n\n\n\n<p>Nato il 6\/9\/1942 a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, \u00e8 ordinato sacerdote il 2\/10\/1971. Prete operaio per tutti gli anni \u201970, nel 1982 viene chiamato dal vescovo mons. Gilberto Baroni a guidare il nascente CeIS, dopo che nei primi mesi di attivit\u00e0 era stato affidato a Franco Marchi. Dal 1983 diventa anche collaboratore di don Angelo Cocconcelli presso la parrocchia di San Pellegrino in citt\u00e0. Parroco di San Pellegrino dal 1996, dal 2012 guida l\u2019Unit\u00e0 Pastorale \u201cSanta Maria Maddalena\u201d che comprende la parrocchia del \u201cBuon Pastore\u201d oltre la parrocchia di San Pellegrino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.ceisreggio.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1831\" srcset=\"https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-1365x2048.jpg 1365w, https:\/\/www.solidarieta.re.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/foto-per-biografia-scaled.jpg 1707w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Ha scelto di festeggiare il 70\u00b0 compleanno, gioved\u00ec 6 settembre, nella sua \u201cnuova\u201d parrocchia del Buon Pastore di Reggio, che da quest\u2019estate \u00e8 in unit\u00e0 pastorale con San Pellegrino. Semplici le modalit\u00e0: una Messa ed un rinfresco, in cui per soffiare sulle simboliche candeline della torta si \u00e8 fatto aiutare da una bambina. Don Giuseppe Dossetti \u00e8 sereno, nonostante il carico sulle sue spalle si sia appesantito. <em>\u201cRingrazio della fiducia il Vescovo Adriano. Mi sono fidato di nostro Signore anche in altri momenti di passaggio, come quando nel 1982 il vescovo Baroni mi chiam\u00f2 al CeIS o quando Gibertini, nel 1996, mi affid\u00f2 la parrocchia di San Pellegrino. Io temevo di non farcela, poi ho ricevuto le grazie necessarie e non ho motivo di credere che non arriveranno anche stavolta per il Buon Pastore\u201d<\/em>, spiega.<br>Il rotondo anniversario \u00e8 l\u2019occasione per conoscere meglio questo sacerdote \u201cpoliedrico\u201d con un passato da prete operaio, fine biblista e al tempo mente strategica nella prevenzione e nel contrasto delle dipendenze.<br>Don Giuseppe, com\u2019\u00e8 nata la sua vocazione al sacerdozio?<br><em>Con don Dino Torreggiani. Quando mi preparavo alla Prima Comunione, a 6 anni, i miei genitori volevano che io mi confessassi da un prete santo e allora mi portarono da don Dino. Don Dino mi confess\u00f2 e poi mi disse: \u201cSenti, facciamo un patto io e te, ma non dire niente a nessuno, neanche alla mamma: quando sarai grande, farai il prete\u201d. E io risposi di s\u00ec, perch\u00e9 mi sembrava una professione rispettabile, non avevo niente in contrario\u2026<\/em><br>Tutto cos\u00ec facile?<br><em>Per alcuni anni persi la cosa un po\u2019 di vista\u2026 finch\u00e9 incontrai don Gianfranco Magnani, che faceva il curato in Santo Stefano e fu poi direttore degli Artigianelli, e la vocazione ritorn\u00f2 fuori: a 14 anni ero sicuro che il Signore mi chiamava per quella strada.<\/em><br>Ci sono stati altri testimoni che hanno inciso su quella scelta?<br><em>Ha avuto molta importanza la figura di mia madre, la sua insistenza sul rapporto personale con Ges\u00f9. Poi certamente mio zio (don Giuseppe Dossetti senior, ndr), a cui devo senz\u2019altro l\u2019amore per la Terra Santa. Sono molto grato anche a don Alberto Altana, perch\u00e9 quando iniziai teologia a Roma andai ad abitare da lui alla parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana: il suo amore per i poveri mi \u00e8 stato di esempio. Cos\u00ec come mi hanno aiutato a riflettere due estati trascorse al Cottolengo, negli anni 1962-63.<\/em><br>Dovesse indicare tre santi di cui \u00e8 particolarmente devoto?<br><em>A me i santi piacciono tutti. Comunque direi San Giuseppe, che prego tutti i giorni anche per i debiti della parrocchia, Santa Maria Maddalena e Santa Teresa di Ges\u00f9 Bambino.<\/em><br>I suoi studi?<br><em>Mi sono laureato in lettere a Bologna nel 1964 e nello stesso anno sono andato a studiare teologia dai benedettini, all\u2019Istituto Sant\u2019Anselmo di Roma, concludendo nel 1969.<\/em><br>\u00c8 diventato prete nel 1971. Nel frattempo?<br><em>A Roma avevo vissuto il periodo del Vietnam ed il grande entusiasmo di rinnovamento del Sessantotto. Eravamo giovani e ingenui: molti volevano cambiare il mondo, io personalmente mi limitavo a voler cambiare la Chiesa\u2026 La mia via personale fu quella di andare a fare l\u2019operaio in fabbrica. Scelsi di rientrare nella nostra diocesi da laico, per conoscere una realt\u00e0 dalla quale mi ero allontanato. E insieme ad un monaco di mio zio (della \u201cPiccola Famiglia dell\u2019Annunziata\u201d, ndr) mettemmo su un appartamento nel quartiere Bainsizza, tra le case popolari: andavamo a lavorare, facevamo vita di preghiera e davamo un po\u2019 di aiuto alla parrocchia dello Spirito Santo, che era all\u2019inizio.<\/em><br>Per quanto tempo ha continuato a fare l\u2019operaio?<br><em>Dopo l\u2019ordinazione presbiterale passai a met\u00e0 giornata. Ho vissuto tutti gli anni Settanta in fabbrica; non mi era richiesto di svolgere attivit\u00e0 sociale &#8211; i colleghi operai ne sapevano molto pi\u00f9 di me &#8211; per\u00f2 quella presenza che mi ha permesso di stabilire dei rapporti molto forti e fraterni. D\u2019altra parte la mia richiesta al Signore, quando venni ordinato sacerdote, era stata pi\u00f9 o meno: \u201cFammi fare il prete per chi sta mezzo dentro e mezzo fuori\u201d.<br>Ricordo che, quando arrivai a stancarmi del doppio lavoro, dissi al Vescovo Gilberto che ero pronto a lasciare la fabbrica.<\/em><br>E Baroni?<br><em>Fu straordinario: contro le mie aspettative, mi invit\u00f2 a continuare a fare l\u2019operaio. Cos\u00ec proseguii fino a quel 28 agosto 1982, quando lo stesso vescovo mi chiese di sostituire Franco Marchi, ammalatosi, nella responsabilit\u00e0 del nascente Centro di Solidariet\u00e0. Mi disse che ero l\u2019ultimo della lista. Probabilmente Baroni mi chiam\u00f2 su indicazione del commendator Dino Bertucci, che mi aveva conosciuto durante il terremoto del 1980 in Irpinia; a San Mango sul Calore avevo dimostrato che non ero solo un \u201cintellettuale tutto Bibbia\u201d e che qualche dote organizzativa ce l\u2019avevo\u2026<\/em><br>Come fu l\u2019approccio con il CeIS?<br><em>All\u2019inizio fu\u2026 di rigetto: avevo tenuto in casa uno dei primi tossicodipendenti di Reggio, soffrendo e sbagliando come tanti genitori e convincendomi della irrecuperabilit\u00e0 del drogato. Per di pi\u00f9 dovetti cominciare subito: l\u20198 settembre 1982 ero a conoscere don Picchi e il 13 settembre iniziavo la preparazione a Roma. Ero impaurito, arrabbiato, fu un mese durissimo\u2026 per\u00f2 il 15 ottobre ebbi una grazia, in comunit\u00e0, durante il corso, e capii che potevo farcela, perch\u00e9 alla fine non era una questione di specialismi, ma rimaneva fondamentale la dimensione educativa.<br>E la Provvidenza mi ha assistito, perch\u00e9 pur partendo senza soldi, il CeIS non ha mai fatto un debito. Da almeno una quindicina d\u2019anni la dipendenza \u00e8 entrata nella normalit\u00e0, perci\u00f2 l\u2019alleanza con la famiglia \u00e8 sempre pi\u00f9 decisiva.<\/em><br>Con San Pellegrino come andarono le cose?<br><em>Don Angelo, il parroco, mi aveva accolto con molta amicizia in San Pellegrino fino dal 1983. Quando comp\u00ec 83 anni il vescovo Paolo lo convinse a dare le dimissioni; ma il successore, presa visione della parrocchia, si ritir\u00f2. Io ero gi\u00e0 pronto a cambiare aria, quando il 19 giugno 1996, alle 11, mi telefon\u00f2 monsignor Gibertini: \u201cDon Angelo, dimissionario, rimarr\u00e0 in parrocchia; voglio dargli un aiuto con cui lui vada d\u2019accordo, per cui nomino te\u201d. \u201cMa ho il CeIS\u201d, obiettai. E il vescovo: \u201cTi far\u00e0 bene e farai bene\u201d. \u201cPosso pensarci sopra un attimo?\u201d, domandai. \u201cS\u00ec, pensaci sopra e vieni oggi pomeriggio alle 5 a darmi la risposta\u201d!<br>La cosa ha funzionato. Don Angelo \u00e8 rimasto in parrocchia fino alla morte, avvenuta il 29 novembre 1999, sempre con estrema lealt\u00e0 nei miei confronti.<\/em><br>Indichi per flash tre \u201cnodi\u201d per la Chiesa d\u2019oggi\u2026<br><em><strong>Guerra<\/strong>: al di l\u00e0 del giudizio morale sui conflitti, la Chiesa \u00e8 chiamata a ripensare il suo approccio con l\u2019autorit\u00e0 civile. <\/em><br><em><strong>Divorziati risposati<\/strong>: si tratta di passare da un\u2019impostazione giuridica della questione a un\u2019interpretazione pi\u00f9 di carattere spirituale, profetica. <strong>Ministeri<\/strong>: \u00e8 una questione di prassi, pi\u00f9 che di teoria, di attuazione delle intuizioni del Vaticano II. Per esempio, se dovessi esser interpellato su \u201cnuove\u201d forme d\u2019ingegneria pastorale, al primo posto dell\u2019agenda metterei il diaconato femminile.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Edoardo Tincani<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Giuseppe Dossetti Nato il 6\/9\/1942 a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, \u00e8 ordinato sacerdote il 2\/10\/1971. Prete operaio per tutti gli anni \u201970, nel 1982 viene chiamato dal vescovo mons. Gilberto Baroni a guidare il nascente CeIS, dopo che nei primi mesi di attivit\u00e0 era stato affidato a Franco Marchi. 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